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«Se addirittura "Il Secolo d’Italia" non si riconosce più nelle ragioni dell’anticomunismo vorrà dire che saremo noi di Forza Italia a farci carico di rappresentarle nella nostra pratica politica». "L’orgoglio anticomunista di Silvio Berlusconi sarebbe incomprensibile se non affondasse le proprie radici nel concetto stesso di democrazia e nel bisogno che i popoli sempre avranno di costruire una società migliore con il rischio di cadere di nuovo prigionieri di un’utopia totalitaria». «È nelle pieghe di questa risorgente ambiguità che l’appello anticomunista di Silvio Berlusconi si ripropone perché come scriveva lo storico del comunismo, Francois Furet "la fine del mondo sovietico nulla cambia nella richiesta democratica d’una società diversa"». «Questo è l’intimo convincimento del presidente del Consiglio che, ripercorrendo l’assunto di Norberto Bobbio, con il suo anticomunismo, pone un argine alle tentazioni dell’antidemocrazia, all'"avversione per la democrazia come insieme di valori e come metodo, storicamente persistente e significativo" rispetto alla quale Forza Italia non intende cedere, in nome di una cultura che Bobbio chiamava del "moderatismo", contrapposto agli estremismi politici di qualsiasi colore politico».
Francesco Giro, responsabile di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico, 24 novembre 2005
ci siamo vergognati venerdì, 25 novembre 2005 alle ore 01:37
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