«Lo spettacolo dunque continua. E continuerà chissà fin quando. Forse finché da vili quali siamo, o illusi o semplicemente incoscienti, rifiuteremo di affrontare il nemico come va affrontato ogni nemico: con forza. Il che significa adottare misure eccezionali e riconoscere che siamo in emergenza; anzi, in guerra. Il regime di guerra richiede sacrifici speciali, anche la rinuncia a certe libertà. La sicurezza ha un prezzo. Più sicurezza equivale a meno libertà. [...] Insomma, la guerra è guerra. È da stupidi finanziare la costruzione di moschee; è da stupidi esercitare tolleranza con chi non ne ha; non ha senso eliminare dai luoghi pubblici i simboli della nostra civiltà per non offendere i sentimenti di chi appartiene ad una civiltà "inferiore". Mentre infuria la battaglia si demoliscano i ponti dell'amicizia con i popoli da cui provengono i terroristi. Ma queste, lo so, sono prediche inutili. L'Italia e l'Europa hanno sposato il buonismo. I soldati di Allah massacrano e poi festeggiano, irridono alla putrida decadenza occidentale; per risposta, noi apriamo le scuole a quelli che mirano ad eliminarci; gettiamo via i crocefissi e i presepi; depenniamo il Natale dalle ricorrenze tradizionali. [...] Se siamo in balia dei beduini invasati non dipende dalla guerra in Afghanistan, e neppure da quella in Iraq contro Saddam Hussein (un satrapo genocida), bensì dalla circostanza che Bruxelles e Strasburgo sono fantasmi, istituzioni misere senza una politica comunitaria e senza esercito, senza spirito patriottico. Attaccare un palloncino gonfiato: sono capaci tutti, perfino i ricchi beduini foraggiati da noi medesimi attraverso il pagamento dei riscatti. [...] Immaginate cosa sarebbero i Bin Laden senza i miliardi che diamo loro in cambio del petrolio: una tenda, un cammello e via andare. Dato che non hanno creato nulla, non una fabbrica, non un’impresa, nessuna struttura educativa per evolvere i popoli e affrancarli dal bigottismo, che li induce a fare i kamikaze nel miraggio di un paradiso pieno di vergini da trasformare in puttane. [...] La carta migliore è in mano a Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente nomini subito Oriana Fallaci senatore a vita. Sarebbe un segnale forte agli italiani che non vogliono cedere alla prepotenza dei fondamentalisti. Oriana, un simbolo, una bandiera. La sua parola schietta come collante nazionale.».
Vittorio Feltri, su Libero dell’8 luglio 2005
ci siamo vergognati venerdì, 08 luglio 2005 alle ore 09:30
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