Ci vergognamo per loro
Vergognose citazioni di persone senza vergogna

 

«Complimenti a Fabio Mussi, neoministro della Ricerca ed Università, che ritirando la firma dell’Italia alla “Dichiarazione Etica” getta la maschera e mostra il vero volto del Governo Prodi. Un esecutivo che non si perita di calpestare la volontà degli italiani democraticamente espressa nel referendum dello scorso anno, secondo la peggiore tradizione stalinista. I dirigenti staliniani infatti, come il ministro Mussi, non hanno mai pensato di essere vincolati al rispetto delle regole, al contrario, si sono sempre sentiti dei benefattori dell’umanità impegnati ad accelerare il cammino verso la società “perfetta”, o comunque “migliore”. Ecco servito un assaggio della felicità promessa in campagna elettorale dal “cattolico adulto” Romano Prodi».

On. Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia, 19 Luglio 06

ci siamo vergognati giovedì, 20 luglio 2006 alle ore 17:31 | commenti (36) | permalink

 

«Signor Presidente, signori del Governo, signori deputati, purtroppo la drammatica realtà di queste ore è di nuovo la guerra in Medio Oriente. Israele esercita il suo diritto a difendersi attaccando le infrastrutture del terrore, che hanno portato morte e distruzione nella sua terra, nelle sue città, e che minacciano la sua stessa esistenza. La reazione di Israele è direttamente proporzionale alla provocazione che preme ai suoi confini con il metodo odioso della presa di ostaggi e del lancio di razzi sulle abitazioni civili. Immaginatevi se piovessero missili dall’Italia o dalla Svizzera sulla terza città più importante della Francia» - ha detto il senatore democratico di New York Chuck Schumer, in polemica con quegli europei che parlano di un uso sproporzionato della forza da parte di Israele. Anche il ministro degli esteri italiano, in quest’aula, ieri, ha riconosciuto che l’iniziativa armata è partita dai radicali islamisti di Hezbollah e di Hamas, incoraggiati e protetti e finanziati e armati dai regimi di Damasco e Teheran. L’onorevole D’Alema, nonostante il suo curioso senso delle proporzioni, sa bene che ogni causa ha il suo effetto e che la guerra di Israele al terrorismo islamista ha una ferrea base di legittimità, impossibile da disconoscere. Dietro i razzi di Hamas e degli Hezbollah c’è il regime cugino di Saddam Hussein a Damasco ed uno Stato come quello iraniano, il cui capo nega le camere a gas di Auschwitz, predica la distruzione dello Stato di Israele, lavora per la sua cancellazione dalla carta geografica e si sottrae nel contempo al dovere di osservare il trattato di non proliferazione nucleare, raggirando da anni le diplomazie di tutto il mondo. Una politica estera e di sicurezza seria misura su questi dati il suo senso delle proporzioni. Da qui si parte per esercitare le arti della diplomazia e della mediazione, che fanno parte di una visione realistica della politica, non si parte dalla negazione della realtà o dalla sua edulcorazione. Abbiamo sentito di molte telefonate partite da Palazzo Chigi in questi giorni verso il Medio Oriente, ma non abbiamo ascoltato una parola chiara di severità contro gli aggressori e di sincera solidarietà  nei confronti del paese, nei confronti di Israele, nuovamente aggredito dal partito del terrore che si maschera dietro le insegne del partito di Dio. Ma, come ha detto al Knesset il premier israeliano Ehud Olmert, nella vita di una nazione vi sono momenti di purificazione, in cui le dispute politiche e partigiane, che ci separano, vanno sostituite da un senso di responsabilità comune. E questo vale, deve valere anche per noi, dal momento che il voto sulla missione in Afghanistan dovrà essere la prova che la posizione dell’Italia nel mondo, la sua lealtà verso i propri compiti di grande paese occidentale, la sua capacità di stare in campo per una pace duratura nella battaglia contro il terrorismo e contro l’offensiva fondamentalista non sono cose che cambiano ad ogni evento elettorale, ma radici profonde del nostro modo di essere e di agire nella comunità internazionale. Voteremo, quindi, compatti, dal primo all’ultimo deputato e senatore dell’opposizione, a favore del rifinanziamento della nostra missione a Kabul. Chi ha restituito agli afghani il diritto di vivere liberi dall’oppressione dei fanatici, chi ha smantellato le basi di Bin Laden e i suoi campi di addestramento, chi ha portato quel popolo consegnato da secoli al dominio dei signori della guerra ad eleggere democraticamente un proprio Parlamento ha il diritto di avere tutto l’appoggio che un paese come l’Italia può dare all’interno delle sue alleanze internazionali. Nei cinque anni in cui ho presieduto il Governo ho sempre sollecitato, purtroppo invano, la formazione di maggioranze, le più larghe possibili, per sostenere le missioni militari di pace in cui ci siamo impegnati. Quando eravamo all’opposizione, ai tempi della guerra contro il nazional-comunismo serbo, che aggrediva le popolazioni albanesi e musulmane del Kosovo, ci comportammo alla stessa maniera. Il senso del nostro voto non è dunque quello di una tattica parlamentare, o peggio di una gherminella» per scompaginare una maggioranza - di suo diciamo piuttosto fragile - sui temi decisivi della politica estera e delle alleanze dell’Italia. Il senso del nostro voto incondizionato e libero è un’altro: crediamo che l’Italia non possa permettersi di tornare alla pratica del rovesciamento di fronte e del tradimento delle intese stipulate con il beneplacito e l’incoraggiamento delle Nazioni Unite e della NATO. Siamo convinti, siamo assolutamente sicuri che in questo Parlamento ci sarà sempre una maggioranza atlantica, occidentale, capace di far fronte alla guerra contro il terrorismo e capace di operare per l’ampliamento della democrazia nei paesi arabo-islamici che è poi la premessa, l’unica effettiva premessa, di una vera pace. Noi siamo oggi l’opposizione costituzionale, votiamo di regola contro le scelte della maggioranza che abbiamo il mandato di controllare e di contrastare, proponendo soluzioni alternative che scaturiscono dal nostro programma e dalla fiducia che metà degli italiani ci hanno espresso con il proprio voto. Sulle questioni che riguardano l’identità del paese, i suoi principi, votiamo in coerenza con le nostre idee, sicuri del fatto che anche questo fa parte del mandato ricevuto dagli elettori. La maggioranza di regola dovrebbe essere politicamente autosufficiente in entrambe le Camere ed in particolare nell’ambito decisivo della politica estera e di sicurezza; se questo non fosse sarà vostra responsabilità, signori del Governo, indicare una strada seria per uscire dalla crisi. Un paese privo di una maggioranza stabile in politica estera sarebbe uno strano animale mitologico, un ircocervo senza capo né coda che la comunità internazionale guarderebbe con un misto di compassione e di ilarità. Un paese ridicolo che non possiamo permetterci».

Silvio Berlusconi,  discorso sul rifinanziamento delle missioni all’estero, pronunciato alla Camera, 19 luglio 2006.

ci siamo vergognati giovedì, 20 luglio 2006 alle ore 17:21 | commenti (12) | permalink

 

«Dovevate indignarvi per Luxuria e Grillini alla Festa dell'Unità».

monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo metropolita dell'Aquila, in risposta ai fedeli che protestavano per la traslazione delle spoglie della Beata Antonia, 15 luglio 2006

ci siamo vergognati sabato, 15 luglio 2006 alle ore 21:18 | commenti (15) | permalink

 

«Quella di Israele non è una reazione sproporzionata».
«Isolare Israele, farlo sentire sul banco degli imputati e negargli di fatto perfino il diritto all'autodifesa è infatti un grave errore strategico perché azzera la capacità di azione dell'Europa, induce Gerusalemme a guardare solo a Washington e radicalizza il conflitto».
«Israele nutriva fiducia nei confronti dell'Italia per la capacità che il governo Berlusconi dimostrava nel comprendere le ragioni e le paure di un Paese che è perennemente sottoposto ad attacchi terroristici e che non aveva mai sentito una reale solidarietà europea».
«Oggi il governo Prodi-D'Alema ha spezzato quel rapporto di fiducia. Abbiamo un esecutivo irresponsabile che non si rende conto che il suo atteggiamento allontana la pace e la stessa soluzione della questione palestinese».
«La discontinuità del governo Prodi rispetto al nostro governo favorisce solo i gruppi islamici più radicali ed estremisti e alimenta la violenza».

Gianfranco Fini, a proposito della posizione del governo italiano sull'attacco israeliano al Libano, 14 luglio 2006

ci siamo vergognati sabato, 15 luglio 2006 alle ore 20:26 | commenti (9) | permalink

 

«L'antisemitismo latente che da sempre caratterizza la sinistra sta pericolosamente cominciando a diventare sempre meno latente e sempre più esplicito come confermano anche le recenti dichiarazioni rilasciate da autorevoli esponenti del Governo su quanto sta accadendo nell'area mediorientale. Secondo la sinistra Israele, uno stato sovrano e democratico, non avrebbe il diritto di vivere in pace e dunque di difendersi quando viene attaccato sul proprio territorio da terroristi come gli hezbollah. Così facendo la nostra sinistra, e il Governo con la sua ambiguità, stanno rompendo quel fronte occidentale compatto nella lotta al terrorismo e stanno abbandonando una politica occidentale per seguirne una filo-araba e filo-islamica».

Sen. Roberto Calderoli (Lega Nord), a proposito della posizione del governo italiano sull'attacco israeliano al Libano, 14 luglio 2006

ci siamo vergognati sabato, 15 luglio 2006 alle ore 20:25 | commenti (12) | permalink

 

«Il Milan viene colpito per motivi politici. L'inchiesta sul calcio è una piazzale Loreto a tappe. Questa è una storia non senza significato nei confronti del gruppo di Berlusconi: sembra di essere tornati a dodici anni fa quando Borrelli inviò proprio a Napoli nel corso del G7 un avviso di garanzia nei confronti del premier Berlusconi».

Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset, 14 luglio 2006

ci siamo vergognati venerdì, 14 luglio 2006 alle ore 19:26 | commenti (6) | permalink

 

«Sono condannato a restare a fare quello che faccio perché sono una persona responsabile».
«Il 50% degli italiani della sinistra, non mi vede bene, il 50% sì, ma finirebbe di vedermi bene se io mancassi di senso di responsabilità. Io potrei fare il mio interesse personale di abbandonare la politica dopo 5 anni di governo, potrei anche pensare di attaccare le scarpe al chiodo. Così però perderei la stima e l’affetto del 50% degli italiani. Non posso permettermi di chiudere la mia avventura umana in questo modo. Quindi resterò perché, ahimé, oggi non ritengo di essere fungibile come leader che tiene insieme la coalizione di centrodestra».

Nel commentare la decisione del governo di ritirare anticipatamente i soldati italiani dall’Iraq: «Si espone il paese a una perdita di credibiilità internazionale per un periodo che è risibile. Noi avevamo già trattato per un ritiro alla fine dell’anno, anticipare di tre mesi vuol dire esporsi a una figuraccia».

Quanto alla possibilità che l’attuale maggioranza possa cadere alla prova parlamentare sulle missioni internazionali: «State tranquilli: non vanno a casa. Sono incollati alle poltrone del potere».
 
Sullo  scandalo del calcio e dell’imminente sentenza della Caf.: «Non si possono punire i tifosi e i calciatori in nome del criterio della responsabilità oggettiva. Le sanzioni devono riguardare chi ha sbagliato ai vertici. Quello che dico è quello che mi scrivono non solo i tifosi del Milan, ma anche quelli di Juventus, Fiorentina e Lazio. Noi tutti non accetteremmo sanzioni ai tifosi, alle squadre, quando da punire sono i singoli che hanno sbagliato. Sarebbe il caso di far ripartire il prossimo campionato con le squadre attuali e prendersi il tempo necessario per fare giustizia senza fretta».

On. Silvio Berlusconi, 14 luglio 2006

ci siamo vergognati venerdì, 14 luglio 2006 alle ore 17:15 | commenti (3) | permalink

 

«Sono esterrefatto ed indignato delle richieste dell'accusa».
«Il Milan non ha mai avuto favori arbitrali, anzi, al contrario, è stato vittima. Mi è difficile insomma non vedere in questa assurda e spropositata richiesta dell'accusa un movente ed una volontà politica».
« L'addetto agli arbitri ha solo protestato e chiesto la designazione di assistenti corretti. L
a retrocessione è sanzione congrua solo se si sono avuti trattamenti di favore nella realtà del campo o se si è alterato il risultato di una partita. È assolutamente impropria ed impossibile per chi ha solamente, e giustamente, protestato per torti subiti e ha cercato di difendersi chiedendo 'assistenti arbitrali' corretti».
«Aggiungo
che il Milan è al primo posto in Europa nella classifica ufficiale dei club e che ha quindi il grande merito di tenere e di aver sempre tenuto alto il prestigio del calcio italiano e dell'Italia sulla scena internazionale. Mi è difficile insomma non vedere in questa assurda e spropositata richiesta dell'accusa un movente ed una volontà politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport».


On. Silvio Berlusconi, presidente del Milan, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport a seguito della richiesta fatta dal procuratore Stefano Palazzi che nell'ambito dell'inchiesta sugli scandali del calcio ha chiesto la retrocessione del Milan in Serie B con la penalizzazione di tre punti, 12 Luglio 2006

ci siamo vergognati giovedì, 13 luglio 2006 alle ore 12:53 | commenti (5) | permalink

 

«L’interesse e il prestigio dell’Italia, il consolidamento della democrazia e della pace nel mondo sono per la Casa delle Libertà valori di riferimento irrinunciabili. Vengono prima di ogni tattica politica e di ogni interesse di parte. Per questi motivi il nostro governo aveva deciso l’invio di un contingente militare in Afghanistan, nel quadro di un mandato delle Nazioni Unite: soldati italiani che - con grande coraggio, sacrificio e  dedizione - stanno svolgendo una missione preziosa. I nostri militari in Afghanistan si sono guadagnati, ed hanno guadagnato all’Italia, la stima e l’ammirazione della comunità internazionale, oltre alla gratitudine del popolo e del governo afghano. Per quel Paese infatti l’aiuto dei Paesi liberi è fondamentale per far crescere la democrazia e la sicurezza in una terra che ha sofferto nei decenni scorsi vicende così tormentate e sanguinose.
Siamo persone serie e coerenti. Non permetteremo certo che i nostri soldati in Afghanistan vengano abbandonati a se stessi, né che si determinino le condizioni per un altro vergognoso disimpegno come quello annunciato per l’Iraq.
La sinistra, che dovrebbe essere maggioranza nelle due Camere, non è in grado, in realtà, di assicurare un voto parlamentare che garantisca la continuità degli impegni di pace dell’Italia. Come era facile prevedere, il ricatto irresponsabile della sinistra radicale rischia di prevalere.
Questo dicevamo il 29 giugno scorso e ribadiamo oggi, senza dover cambiare neanche una virgola, alla luce del vergognoso balletto e dell’indecoroso rimpallo di responsabilità tra le varie fazioni della cosiddetta maggioranza che hanno raggiunto e superato i livelli di allarme nelle ultime due settimane.
La Casa delle Libertà si comporterà di conseguenza con il massimo senso di responsabilità e di coerenza verso il nostro Paese e verso la comunità internazionale. Non solo presenteremo, come già annunciato, una mozione unitaria, ma di fronte alla manifesta impossibilità di governare da parte della sinistra, siamo anche pronti a dare il nostro sì totale e incondizionato al rifinanziamento della missione in Afghanistan».


On. Silvio Berlusconi , 12 luglio 2006

ci siamo vergognati giovedì, 13 luglio 2006 alle ore 12:37 | commenti (5) | permalink

 

«Anch'io mi rivolgo alla corte. Valuti tenendo conto di un sistema che, pur con le sue purulenze e negatività, ha fatto vincere l'Italia. I calciatori sono figli di questo sistema, il nostro calcio è espressione di quello che c'era. Come la classe politica è espressione della società civile. Non possiamo prenderci solo il bene.
(...)
i giudici valutino con serenità tenendo conto della vittoria. Facciamo come nell'antica Roma: chi ci ha dato prestigio e dignità va valutato con occhio diverso. Come uno che ha fatto cose esemplari.»

Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, 11 luglio 2006

ci siamo vergognati martedì, 11 luglio 2006 alle ore 09:39 | commenti (18) | permalink

 

«Vittoria della nostra identità, una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici, comunisti.»
 
Roberto Calderoli, Lega Nord, commentando la vittoria dell’Italia ai Mondiali; 9 luglio 2006

ci siamo vergognati lunedì, 10 luglio 2006 alle ore 15:45 | commenti (48) | permalink

 

«Caro Direttore, ti scrivo come si fa a un amico e a un padre. [...] Quando è cominciata la quarta guerra mondiale, quella scatenata da Osama Bin Laden in nome dell'islam contro l'Occidente crociato ed ebreo, ero animato da propositi eroici. Mi conosci come le tue tasche. La mia ambizione è sempre stata inconsciamente quella di Karol Wojtyla: lui morire nei viaggi, io sul fronte, magari in Iraq o in Qatar. Sono immodesto anche nel paragone. Vanità e protagonismo della mutua, incoscienza, ma credendoci, buttandomi tutto. Sapevi già delle mie avventure in Serbia sul filo del rischio, convinto di riuscire a raccontare meglio le cose se però risolvevo anche i problemi del mondo. Hai sempre cercato di farmi ragionare, di trattenermi. Poi di solito ti arrendi tu: non riesco a concepire altro modo di fare il giornalista. Mi ricordo la tua sfuriata di quando ero andato vicino all'Iraq senza dirti nulla, e in più scrivendo un articolo sui tagliatori di teste di un camionista bulgaro vicino al luogo del delitto. Hai sempre voluto salvarmi la vita, sono un disgraziato ma mi vuoi bene. Forse però volermi bene oggi vuol dire farmi cambiare mestiere. Pensaci, Vittorio. Anche stavolta, dal 2001 a oggi, anzi ieri (se c'è un domani dipende se mi credi), mi sono comportato alla mia maniera: alè, in battaglia».
«Stavolta sono stato esaudito, ma così no, così è troppo pesante. Non mi sono rotto una gamba, non ho avuto bucato il polmone da una scheggia di piombo, ma è stato amputato il mio onore. Su quasi tutti i giornali e sugli schermi sono diventato l'immagine del tradimento dei lettori e della deontologia professionale, proprio lui, quel tizio grasso che fa tanto il moralista e tira fuori il nome di Dio ogni tre righe. Ipocrita di un Farina, anzi di "agente Betulla". Altro che giornalista o polemista. Solo un fantoccio nelle mani degli agenti segreti. Uno che depista indagini».
«Sono reduce da sette ore di interrogatorio, ve lo vorrei raccontare, ma è stato segretato. Scriverò quello che posso, a te, Direttore e amico, non ho taciuto nulla. Ho letto nei tuoi occhi qualcosa di bellissimo, che mi dà coraggio e voglia di vivere, come già mia moglie, e scusa se ti metto dopo di lei, anche se mi hai definito il tuo "moglio". Ma so anche che un direttore ha dei doveri, non può permettersi di rovinare il suo vero figlio che è il giornale e di danneggiare la sua ciurma di redattori. Oltretutto Libero è una bandiera. Sporcarla è un insulto anche per i nostri meravigliosi lettori, che non meritano di essere offesi. Allora confesso. Ho dato una mano ai nostri servizi segreti militari, il Sismi».
«Ho passato loro delle notizie. Ne ho ricevute. Ho cercato contatti persino con i terroristi, mettendo a disposizione le mie conoscenze ma anche il mio corpaccione per salvare qualche vita, e difendere i nostri fratelli uomini. Ti assicuro, e metto in gioco la salvezza della mia anima: non ho scritto su Libero una sola riga che non coincidesse con i miei convincimenti».
«[...] Ho combattuto con i miei articoli - mai con invettive, ma sempre argomentando - chi da anni non perde una giornata senza provare a demolire la credibilità delle istituzioni. Lo ritengo pericoloso per i figli dei miei lettori. Ho usato tutto, secondo me dentro i confini della legalità, di certo seguendo una scelta morale trepidante ma molto salda. Sono retorico lo so. Mi sto costruendo un monumento, ma tanto mi hanno già buttato giù preventivamente. Se avessero messo in giro la voce che ero una fonte del Kgb, si sarebbe alzato un coro di garantismo. Stare dalla parte dei nostri, giocandosela, merita invece la fucilazione immediata».
«C'è stata un'eccezione (oltre alla tua), quella di Giuliano Ferrara. Mi ha dedicato parole di amicizia e stima straordinarie, mi ha capito perfettamente. È giunto a offrirmi un posto di lavoro, che è il massimo. Io gli ho detto, grazie, ma ho già il mio. Se tu, Vittorio, mi tieni. Ma se non mi tieni tu, smetto. C'è anche altro da fare nella vita, anche se mi spiacerebbe non scrivere più sbattendomi qua e là. Perché è chiaro: se nei miei lettori, quelli che mi stimano, e tra coloro che lavorano con me, leggendo la mia firma, ogni volta sorgesse un dubbio sulla mia lealtà, bisogna menare le tolle. I campi hanno bisogno di braccia, ma mi arrangerei meglio in cucina. Giulianone amatissimo mi ha chiesto di non fare la verginella e di rivendicare con orgoglio quanto ho fatto: cioè aver scelto con tutto me stesso a schierarmi dalla parte dell'occidente e di chi opera per tutelarlo».
«Confermo. Non muovo un passo indietro rispetto alla mia decisione. Ma io sono io. Non sono del livello di Ferrara o di Graham Greene, che se ne impippano di una deontologia professionale che vieta di essere giornalisti e attenti ai servizi. In guerra non solo si può, ma si deve, se c'è in ballo il bene grande della nostra discendenza e tradizione. D'accordo. Ma alla maniera di Andreotti mi fido della magistratura, e accetto con serenità la decisione dell'Ordine dei giornalisti. Peraltro essere accusati di combutta con il Sismi è un po' diverso dalla comunella con la camorra o con il vendersi ai traditori».
[...]
«In questa guerra mondiale non sono salito sull'elicottero per raccontare dall'alto come i terroristi islamici seminano il terrore tra le popolazioni più o meno cristiane. Ma ho cercato di fare di tutto e di più per difendere questo nostro Paese e la sua civiltà cattolica. E dopo questo autoelogio, forse mi merito ancora di più il licenziamento. Ma voglimi bene lo stesso, con tutti i miei peccati».

Renato Farina, "Renato Farina ci scrive", Libero, 8 luglio 2006 (l'articolo lo si può leggere integralmente qui).

ci siamo vergognati lunedì, 10 luglio 2006 alle ore 07:15 | commenti (12) | permalink

 

«Anche quando con Giovanni Paolo II siamo andati in Nicaragua, Daniel Ortega venne alla messa. A Varsavia durante il periodo comunista Wojciech Jaruzelsky fece altrettanto. E quando andammo a Cuba, neppure Fidel disertò la messa».

Joaquin Navarro-Valls, portavoce della Santa Sede, commentando la decisione del primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero di non assistere alla messa del papa, 8 luglio 2006

ci siamo vergognati sabato, 08 luglio 2006 alle ore 18:45 | commenti (19) | permalink

 

«Dopo l'arresto di un vertice dei servizi segreti e l'irruzione nella sede di uno dei principali giornali di opposizione la Democrazia Cristiana chiede la convocazione straordinaria delle Camere. La rimozione di un vertice istituzionale e la mordacchia ai giornali liberi per via giudiziaria sono gesti di regime».
«Aspettiamo da Marini e Bertinotti una decisione rapida».

Gianfranco Rotondi (DC), 5 luglio 2006

ci siamo vergognati giovedì, 06 luglio 2006 alle ore 10:38 | commenti (5) | permalink

 

«È scioccante e sconvolgente che in carcere finisca un uomo da cui dipende la sicurezza di milioni di cittadini italiani. Cossiga ironizza ed estremizza, ma purtroppo in quello che dice ci sono valutazioni molto amare ma molto vere. Che purtroppo la dicono lunga sulle modalità di azione della magistratura in questo Paese, che non tengono conto di contesti come quello del ruolo così delicato dei servizi e della minaccia del terrorismo internazionale».

Carlo Giovanardi, 5 luglio 2006

ci siamo vergognati giovedì, 06 luglio 2006 alle ore 10:36 | commenti (1) | permalink

 

Il dottor Spataro di Magistratura Democratica è un noto antiamericano, assatanato di, come si può dire?, di protagonismo. Per esempio lui sa bene che gli Stati Uniti non ci daranno mai i cosidetti rapitori. Cosa strana che abbia chiesto l'arresto del rapito - tra virgolette  - egiziano con tre anni di ritardo; ed è ancora più strano che il rapimento da parte degli agenti della CIA sia potuto avvenire perché la Procura della Repubblica di Milano aveva fatto cessare il pedinamento dello stesso, il suo controllo fisico e le intercettazioni telefoniche tre giorni prima. E c'è da chiedersi anche perché chi prima di lui si occupava di queste cose, un esperto di antiterrorismo, sia stato prontamente spedito ad occuparsi di antidroga, il magistrato D'Ambruoso, a Vienna. Allora il dottor Spataro che dovrebbe conoscere le leggi meglio di me - ma non vi è dubbio che io le conosco meglio di lui - dovrebbe sapere che gli americani non daranno mai i cosìdetti rapitori perché essi hanno agito nell'adempimento del dovere previsto dall'executal presidential executive order military order n. 2 del Presidente Bush che è passato al vaglio della corte suprema che non è così brava nel verif... nella tutela dei diritti individuali come la magistratura italiana e la Corte costtuzionale italiana, ma che essendo la corte suprema degli Stati Uniti è bravina. Che loro arrestassero Mancini questo era noto, ma il loro obiettivo non è Mancini. Il loro obiettivo è arrestare il generale Pollari e sfasciare il SISMI. Teniamo conto che... eh... io ho detto che presto gli giungerenno le congratulazion di Osama Bin Laden, ma già gli gli sono arrivate le congratulazioni di quel covo di gi... di estremisti islamici che è quella famosa moschea di Milano.

- Presidente scusi ma il rapimento c'è stato. Il coinvolgimento degli agenti americani pare ci sia stato anch'esso...

Ma assolutamente...

- Ma che cosa doveva fare la Procura di Milano? Lasciar perdere?

La procura di Milano no, ma non doveva lasciar perdere. Intendiamoci: ha lasciato perdere la Svizzera, l'Austria, la Svezia, la Germania, la Francia, il Regno Unito, la Spagna, il Portogallo, ma come lei sa noi siamo impegnati nella lotta al terrorismo molto più di tutti questi. E poi non si sa neanche se sia stato un rapimento.

- In che senso Presidente? Perché non si sa se sia stato un rapimento?

No, non si sa perché c'è il dubbio forte che sia stato un finto rapimento. Ah perché lei vede rapiti dagli americani e messi in mano ai torturatori egiziani che dopo venti giorni chiamano la moglie?

- E quindi finto, e quindi sarebbe stato fatto da parte di chi? a che scopo? o comunque sarebbe finto, totalmente finto

Per sottrarlo all'autorità giudiziaria italiana in quanto agente della CIA.

- E questo potrebbe essere...

E per ripulirlo

- Scusi Presidente posso chiederle una cosa? Lei per caso sta facendo riferimento ad un cellulare che ha avuto in uso questo signore e che sarebbe stato un cellulare in uso alla CIA

Io più di questo non posso dire perché io non sono né dell'altezza culturale e morale e delle informazioni del dottor Spataro.

- Però si dice che Abu Omar abbia fatto questo...

Non è che... Io sono presuntuoso, ma sono st... diventato solo procur... presidente della repubblica non ho mai ambito a diventare sostituto procuratore di Milano.

- Eh, eh, Presidente...

Perché io del dottor Spataro me ne fotto. Ha capito? Questo è il criterio. E lo disistimo profondamete. Debbo dire che nell'ordine della disistima viene prima Cas... Borrelli e poi Caselli. Però lui il terzo posto se lo è guadagnato. Se succede qualche cosa in Italia lui si sporca le mani sporche di sangue. Va bene?

- Certo Presidente è chiarissimo quello che lei dice. Grazie per essere stato con noi.

Arrivederci

- Arrivederci


Intervista a Francesco Cossiga, 5 luglio 2006. Clicca qui per ascoltarla (dal minuto 16' 30" circa).

ci siamo vergognati giovedì, 06 luglio 2006 alle ore 10:35 | commenti (4) | permalink

 

«Con l'arresto avvenuto all'alba da parte di unità della polizia giudiziaria della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri su mandato della magistratura milanese del capo e di alcuni elementi operativi del Controspionaggio del Sismi, cui si devono alcune delle più brillanti operazioni all'interno ed all'estero del nostro servizio, tra le quali le liberazioni dei nostri ostaggi in Iraq - afferma infatti Cossiga - il sostituto Spataro e l'intera Procura della Repubblica di Milano hanno dato un fondamentale contributo alla lotta internazionale contro il terrorismo, contributo che toccherà l'apice con il richiesto arresto di una squadra antiterrorismo della Cia. Per alcuni invece, si attende oggi un messaggio di Osama Bin Laden di vive congratulazioni e di ringraziamento per il prezioso aiuto alla Jidah islamica».

Francesco Cossiga, 5 luglio 2006

ci siamo vergognati giovedì, 06 luglio 2006 alle ore 10:30 | commenti (2) | permalink

 



Libero, 5 luglio 2006

ci siamo vergognati mercoledì, 05 luglio 2006 alle ore 15:53 | commenti (16) | permalink

 

«"La nazionale da sempre è un grande strumento di unificazione del Paese". Parola di Romano Prodi, che ieri ha avuto il tempo di scrivere una lettera aperta al cancelliere tedesco, niente meno che sulla Gazzetta dello Sport. E quindi? Quindi io sto dall’altra parte. Quindi tifo contro, contro “questa” nazionale che viene usata per nascondere i mali di “questo Paese”».
«Non me ne vogliano i padani Buffon, Zambrotta, Pirlo, Gilardino, Del Piero o Inzaghi, niente di personale. Ma io, per dirla come Gaber proprio non riesco a sentirmi italiano. Mi sento milanese, lombardo e padano, ma orgoglioso di questa Italia proprio non riesco ad esserlo. Non mi piacciono i bagarini che, anche se si gioca a mille chilometri di distanza, cercano di spacciare i biglietti a cifre incredibili. E non sono padani. Non mi piacciono quelli che vendono magliette, bandiere, petardi, parrucche e trombette taroccate ed esentasse, per santificare l’italico rituale. E non sono padani. Non mi piacciono quei “tifosi” che hanno fatto casino, sfasciando e imbrattando, per la vittoria di rigore rubata contro l’Australia. E non erano padani. Non mi piacciono quelle persone, tifosi e calciatori ma soprattutto giornalisti, che su Lippi cambiano idea ogni due giorni: ne pensavano tutto il male possibile ieri, ne chiedono la riconferma oggi dopo due stentate vittorie. Non è da padani. Non mi piacciono quelli che passano le loro giornate a stabilire come, quanto e perché faccia bene cantare l’inno di Mameli, scomunicando smemorati, stonati e taciturni. Non è da padani, io preferisco la Terra dei cachi».
...
«mi permetto un sogno. Che un giorno non troppo lontano un atleta padano porti con sè, sul podio, un po’ di verde, un foulard, magari una bandiera.
Come fecero le Pantere Nere americane alle Olimpiadi, noi aspettiamo che i nostri leoni, che pur ci sono, trovino l’orgoglio e il coraggio di dichiararsi, di dare voce e colore alla loro identità. Nell’attesa, questa sera (a proposito vi aspettiamo per la radiocronaca su Radio Padania libera dalle 19.30!) tifo per la Germania. Anzi, per la Repubblica federale tedesca».

Matteo Salvini, in "la Padania", 4 luglio 2006

ci siamo vergognati mercoledì, 05 luglio 2006 alle ore 01:11 | commenti (15) | permalink

 

«Mi è difficile insomma non vedere in questa assurda e spropositata richiesta dell'accusa un movente ed una volonta' politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport»

Silvio Berlusconi a proposito della richiesta di retrocessione in serie B del Milan, 4 luglio 2006

ci siamo vergognati martedì, 04 luglio 2006 alle ore 14:25 | commenti (9) | permalink