Ci vergognamo per loro
Vergognose citazioni di persone senza vergogna

 

«Per me è un sacrificio ricandidarmi, ma lo farò perché un cambio di governo sarebbe insensato».

«Se penso a qualcuno dell'altra parte seduto al tavolo, nei miei panni francamente mi sento male».

«Noi elencheremo ciò che non abbiamo mai fatto. Non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani, non abbiamo mai rubato, non abbiamo mai fatto una telefonata per controllare (avendone i mezzi, con i servizi) un uomo dell'opposizione, non abbiamo mai mandato la Guardia di Finanza da nessuno, non abbiamo mai usato la magistratura contro un avversario politico, non abbiamo mai fatto una trasmissione della televisione pubblica, e tantomeno di quelle private, contro un avversario politico».

«Abbiamo tenuto banco in uno dei momenti più difficili degli ultimi 20 anni, per tutto ciò che è successo dall'11 settembre in poi, abbiamo dato all'Italia un ruolo internazionale: c'è poco da fare, io vengo consultato su tutte le grandi decisioni, quando mai era successo? Non siamo più l'Italietta di prima: "Ah, les italiens sont toujours les italiens" come ancora qualche volta ripeteva Chirac agli inizi. Adesso andateglielo a chiedere, se se la sente di ripeterlo».

Silvio Berlusconi, Soci- Russia, 29 agosto 2005

ci siamo vergognati lunedì, 29 agosto 2005 alle ore 15:09 | commenti (23) | permalink

 

«L'aborto resta uno scandalo e la difesa ad oltranza dell'aborto è frutto di un positivismo barbarico, pura ideologia della peggior specie».
 
Giuliano Ferrara, nel suo intervento al meeting di Comunione e Liberazione; 25 agosto 2005

ci siamo vergognati venerdì, 26 agosto 2005 alle ore 13:05 | commenti (48) | permalink

 

«I diritti sindacali in azienda vengono garantiti soltanto al sindacato che abbia negoziato almeno un accordo collettivo applicato all'azienda stessa.»

Giancarlo Cimoli, amministratore delegato di Alitalia, a proposito dell'eliminazione del "riconoscimento di controparte" al Sult (sindacato degli assistenti di volo).

ci siamo vergognati giovedì, 25 agosto 2005 alle ore 18:11 | commenti (3) | permalink

 

«Certamente se Caselli non fosse esistito non penso che il mondo sarebbe caduto. Lo dico senza cattiveria, però lui ha un doppio fanatismo: un fanatismo religioso e un fanatismo comunista,  ed è troppo».
 
Sen. Giulio Andreotti, nel suo intervento al meeting di CL; 24 agosto 2005

ci siamo vergognati giovedì, 25 agosto 2005 alle ore 12:47 | commenti (6) | permalink

 

«L'atteggiamento ambiguo, e qualche volta anche più che ambiguo, tenuto dai governi della prima Repubblica nei confronti del terrorismo di matrice islamica e la non volontà di porre un freno all'immigrazione ha portato da una parte a quello che sostiene Pera, ovvero ad un'invasione e ad un imbastardimento della nostra identità, e dall'altra ad una guerra dichiarata contro l'Occidente da chi, a suo tempo, è stato vezzeggiato e corteggiato. E oggi la risposta non può che essere quella del rigore e, se necessario, anche dell'uso della forza. Certamente è vero che non tutti gli islamici sono terroristi, ma è anche vero che tutti i terroristi di oggi sono islamici».
 
Roberto Calderoli, ministro delle Riforme; 24 agosto 2005

ci siamo vergognati giovedì, 25 agosto 2005 alle ore 12:47 | commenti (4) | permalink

 

«Il Venezuela rischia di diventare un trampolino di lancio per infiltrazioni di comunisti e per estremisti islamici. E' arrivato il momento di eliminare Chavez; non abbiamo bisogno di un’altra guerra da duecento milioni di dollari per liberarci del dittatore, è molto più facile far fare il lavoro da agenti segreti e farla finita una volta per tutte. L’America ha la capacità di eliminarlo, ed è arrivato il momento di usare questa capacità».
 
Pat Robertson, telepredicatore americano, in un suo discorso sul “Christian Broadcasting Network”; 23 agosto 2005

ci siamo vergognati mercoledì, 24 agosto 2005 alle ore 13:44 | commenti (9) | permalink

 

«[...]Tenuto conto di ciò e considerato inoltre il fatto, incredibile, che il partito di maggioranza relativa dell'Unione - i Ds, ovviamente - non ha il coraggio di proporre un suo candidato, ritengo sia non solo opportuno ma quasi obbligatorio per gli elettori di centrodestra partecipare alle primarie del 16 ottobre e votare per Fausto Bertinotti anche a costo di sottoscrivere un guazzabuglio quale non potrà che essere il programma proposto.
Quelle in preparazione, infatti, non sono vere primarie».

Link all'articolo intero

Il Giornale, 23 agosto 2005

ci siamo vergognati martedì, 23 agosto 2005 alle ore 17:47 | commenti (3) | permalink

 

«Perché è in Europa che i segni della crisi sono più allarmanti. Guardiamoci attorno e abbiamo il coraggio di dire ciò che si vede. L'elenco degli allarmi è lungo»

«In Europa si evitano di menzionare nella Costituzione le radici giudaico-cristiane, si condanna un politico (Rocco Buttiglione), anche se si dichiara rispettoso della legge pubblica, perché sull'omosessualità afferma i suoi convincimenti morali cristiani. In Europa si perde il senso religioso dei nostri costumi e della nostra tradizione e si impedisce l'esibizione pubblica di simboli di identità religiosa: mi riferisco alla legge francese sul velo e alla sentenza della nostra Corte costituzionale sul crocifisso».

«In Europa rinasce l'antisemitismo e sono più le critiche allo Stato di Israele che gli atteggiamenti di comprensione; in Europa si approvano leggi che disgregano la famiglia e si mettono con arroganza e protervia al voto popolare i valori della persona e della vita (la legge spagnola sulle coppie omosessuali e il referendum italiano sulla fecondazione assistita)».

«In Europa si diffonde l'idea relativistica che tutte le culture hanno la stessa dignità etica; si pratica il multiculturalismo come diritto di tutte le comunità, e non importa se genera apartheid, risentimenti e terroristi di seconda generazione. In Europa si alzano le bandiere arcobaleno anche quando si è massacrati e si ritirano le truppe dal fronte della guerra contro il terrorismo anche quando il terrorismo fa vittime in casa nostra: il riferimento è alle marce della pace contro l'America e alla decisione spagnola sull'Iraq».

«In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa "meticci"»

Marcello Pera, Presidente del Senato, intervenendo all'apertura del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini - 21 agosto 2005

ci siamo vergognati lunedì, 22 agosto 2005 alle ore 08:44 | commenti (38) | permalink

 

«C’è uno solo in grado di tenere insieme tutta la coalizione, e quell’uno si chiama Silvio Berlusconi.»
E quindi?
«Quindi il capitolo è già chiuso. Il candidato nel 2006 sarò io. Poi, con il partito nuovo si faranno delle regole che il partito stesso si darà, e allora vedremo... Ma per adesso non ci sono novità.»
Lei ha detto che chi ha idee diverse è libero di andare dove vuole. E’ sembrato molto duro verso l’Udc. Cosa intendeva?
«Che forse qualcuno parte da una valutazione errata.»
Può essere più chiaro? Non si riferirà per caso a Casini?
«Magari c’è chi pensa di salvarsi offrendosi al vincitore. Ma la prego, non mi faccia parlare perché altrimenti...»
 
Silvio Berlusconi, in un’intervista a “La Stampa” del 17 agosto 2005
 
 
«Miserevole»
 
Marco Follini, riferendosi alle parole pronunciate da Berlusconi; 17 agosto 2005
 
 
«Miserevole è il tentativo di logorare la leadership politica di Silvio Berlusconi, unica possibilità di vincere le elezioni. Miserevole è una parola brutta lasciamola ai nostri avversari politici. Sono solito cercare di riportare il dibattito alla ragionevolezza politica. Forse qualcuno pensa che abbiamo gli anelli al naso, io dico che non è così».
 
Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, in un’intervista a Radio Radicale; 17 agosto 2005
 
 
«Nessuno in Forza Italia e tanto meno il presidente del Consiglio, ha pronunciato parole legate al concetto di tradimento o di traditore nei confronti dei nostri alleati»
 
Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi; 17 agosto 2005

ci siamo vergognati giovedì, 18 agosto 2005 alle ore 13:19 | commenti (11) | permalink

 

«E nemmeno l’economia va così male».
Presidente, non si direbbe proprio...
«Senta, dalla mia villa ho un gran bel panorama, davanti a Punta Lada noto anche quest’anno molte barche».
Barche da ricchi.
«Se sono da ricchi vuol dire che ne abbiamo proprio tanti. Gli stipendi crescono più dell’inflazione, la ricchezza delle nostre famiglie non ha eguali in Europa. Dove non c’è nessuno che possa vantare più telefonini, più auto e più televisori degli italiani. Sa quante signore, da noi, possono permettersi cure di bellezza?»
Allora come spiega questo malcontento generale?
«Purtroppo c’è un’opinione pubblica negativa alimentata dall’opposizione, che ha voglia di far andare tutto male nella speranza di lucrare una vittoria elettorale.»
 
Silvio Berlusconi, in un’intervista a “La Stampa” del 17 agosto 2005

ci siamo vergognati giovedì, 18 agosto 2005 alle ore 09:17 | commenti (8) | permalink

 

«Meglio tre truffatori o anche un omicida in circolazione che sentirci tutti prigionieri del Grande Fratello che ci sorveglia e ci può ricattare».
 
Silvio Berlusconi; 15 agosto 2005

ci siamo vergognati mercoledì, 17 agosto 2005 alle ore 12:20 | commenti (5) | permalink

 

Perché anche lei, spesso e volentieri, se la prende con il Corriere della Sera?
«Ormai da tempo ha un grande rispetto per la sinistra mentre nutre un atteggiamento di perenne conflittualità nei confronti del centrodestra. Basta guardare le vignette in prima pagina e leggere i fondi. Purtroppo non è più equidistante dai diversi schieramenti».
Proprio per questi motivi si può pensare che dietro la scalata alla Rcs possa esserci Berlusconi...
«Attenzione: ciò che ho appena detto è un giudizio politico e non ha nulla a che vedere con le operazioni finanziarie. Del resto il Corriere ha scelto di attuare una manovra preventiva facendo parlare di sè sulle sue stesse pagine».
Non è libero di farlo?
«Certo. Però, detto questo, bisogna ricordarsi che la Rcs è sul mercato al pari di tante altre aziende, e che la pretesa di certi signori, come Montezemolo e Della Valle, di sacralizzarne la proprietà è quanto meno opinabile».
Non è però legittimo pensare che Ubaldo Livolsi non si sia mosso da solo, dati i suoi legami con Silvio Berlusconi?
«Se diamo la caccia a tutte le persone coinvolte nelle recenti operazioni finanziarie troviamo di tutto. Ci sono quelli che hanno avuto o hanno contatti con Berlusconi, ci sono quelli, come Gnutti, che hanno avuto contatti con i Ds. Sono personaggi molto trasversali. La sinistra ha ipotizzato un coinvolgimento economico del presidente del Consiglio. Ma dato che non c’è, il discorso cade».
 
Fabrizio Cicchitto, vice-coordinatore di Forza Italia, in un’intervista al Corriere della Sera dell’11 agosto 2005

ci siamo vergognati giovedì, 11 agosto 2005 alle ore 14:25 | commenti (4) | permalink

 

Onorevole Sandro Bondi, nonostante le smentite, resta l'ombra del premier dietro la scalata alla Rcs. Non pensa, come scrive Sergio Romano, che sarebbero necessari atti formali come chiedere l'intervento della Consob o dell'Autorità delle comunicazioni?
«Dietro l'offerta di acquisto del Corriere non c'è il presidente del Consiglio e neppure la sua ombra. In questa vicenda Silvio Berlusconi si è limitato a ricordare una tesi sacrosanta: e cioè la regola della libertà del mercato, controllato da autorità di garanzia, e l'illiceità di contromisure che la limitino o la cancellino».
E’ difficile però negare che Ubaldo Livolsi sia un uomo del Cavaliere.
«Attualmente Livolsi è un imprenditore che agisce autonomamente. I suoi passati rapporti con il gruppo Fininvest sono per l'appunto rapporti che appartengono al passato e non possono diventare motivo di sospetto o addirittura di preclusione rispetto alla sua nuova e autonoma attività imprenditoriale».
Un “passato” che però è anche “presente”, dato che Livolsi siede ancora nel Cda della Fininvest.
«È vero, ma sono cariche che non significano nulla: ci sono tante persone che siedono nei Cda delle aziende...».
Perché non vi piace l'attuale assetto del Corriere? E' un problema di linea politica?
«Le critiche al Corriere non riguardano il suo assetto societario né la sua linea politica, ma più profondamente il suo ruolo nella società italiana: non rappresenta più l'orientamento delle classi dirigenti del nostro Paese. In particolare, durante il dibattito referendario, ha cavalcato senza alcuna prudenza un laicismo anticlericale che l'esito del referendum ha rivelato essere lontano dalla società italiana. Anche l'orientamento pregiudizialmente ostile nei confronti del presidente del Consiglio non è coerente con la vocazione del quotidiano per eccellenza della borghesia modernizzatrice e riformatrice».
Quando indicate i poteri forti come vostri nemici giurati, con chi ce l'avete? Stare al governo e possedere un impero imprenditoriale, comprese tv e giornali, non significa avere un potere forte?
«I poteri forti sono quelli che vivono nell'ombra e nell'ambiguità, potendo contare su intrecci perversi con il potere politico. Il gruppo imprenditoriale che fa capo a Berlusconi opera con trasparenza ed è regolato dalle norme che disciplinano gli eventuali conflitti di interesse. Una legge approvata grazie a Berlusconi mentre la sinistra l'aveva rimandata».
Come giudica Ricucci?
«Non lo conosco. Non sono le persone che frequento, anche perché io e la mia famiglia per fortuna facciamo una vita molto semplice e ritirata».
[...]
Enrico Letta sostiene che l'acquisto o quantomeno il condizionamento del Corriere rappresentano un'ossessione per Berlusconi.
«Come dimostra la vicenda De Benedetti, Berlusconi non ha mai avuto ossessioni verso nessuno e neppure la tentazione di usare il suo potere politico per condizionare qualcuno. Questa è la qualità politica e morale che lo fa tanto diverso dagli altri attori economici e politici del nostro Paese. La posizione assunta dal Corriere sull’accordo tra Berlusconi e De Benedetti è stata miope e sconsiderata. Il superamento di antichi dissidi tra due esponenti del mondo politico e imprenditoriale italiano poteva infatti rappresentare un esempio da incoraggiare da parte di chi spera che il nostro diventi un Paese normale ».
 
Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, in un’intervista al Corriere della Sera del 10 agosto 2005

ci siamo vergognati giovedì, 11 agosto 2005 alle ore 13:15 | commenti (4) | permalink

 

«Non vorrei che dietro ci fosse una qualche forma di spionaggio industriale legata alla Rcs. Non è tanto la vicenda Antonveneta, e men che meno la vicenda Fazio: il piatto forte è capire che cosa Ricucci e i suoi amici hanno in mente su Rcs. [...] Si arriva persino a mettere sotto intercettazione, secondo me in modo illegittimo, una serie di personaggi per capire che intenzioni avranno. Ma questo è assolutamente fuori da ogni regola. Bene fa il presidente del Consiglio ad annunciare regole stringenti. [...] Sembra quasi una grande manovra alla Grande fratello di Orwell per schierare l'opinione pubblica contro queste persone, dipinte quasi come un'associazione per delinquere. Ma il tentativo è fallito [...] C'è una società quotata in Borsa che è oggetto di un'acquisizione di quote in Borsa, da parte di qualcuno che vuole assumere la maggioranza. Non si capisce cosa c'entra la politica. [...] Spero davvero, se non altro per non darla vinta a questi metodi che sono veramente al confine tra il lecito e l'illecito, che i protagonisti di questa vicenda resistano tutti a queste enormi pressioni e che il governo non si faccia influenzare dagli interessi in ballo».
 
Roberto Maroni, ministro del Welfare; 10 agosto 2005

ci siamo vergognati mercoledì, 10 agosto 2005 alle ore 22:09 | commenti (4) | permalink

 

«Il problema in realtà è semplice, e non merita scomodare parole difficili né concetti astratti. Il nostro è o non è un mercato libero? Lo è, almeno si spera. Quindi la Borsa, volgarmente esemplificando, va considerata alla stregua di un supermercato. Chi vi entra per fare la spesa ha solo un obbligo: pagare quanto acquista. Il resto non conta. Un chilo di burro? Eccolo. Costa dieci euro. Li hai? Tu dare me dieci euro io dare te chilo di burro. Amen.
Un chilo di azioni della Rizzoli-Corriere della Sera? Costa dieci milioni di euro. Li hai? A me i milioni, a te le azioni. Cosa cavolo c’entra il presidente del Consiglio nel libero scambio? Cosa cavolo egli deve chiarire? [...] Silvio non è più il manovratore delle note aziende Mediaset, Fininvest, eccetera. Perfino il Giornale è stato girato al fratello minore, Paolo. Se gli eredi e il fido Confalonieri hanno deciso di mobilitare del denaro allo scopo di rilevare quote del Corriere dove è lo scandalo? Non è forse lecito entrare nel supermercato della Borsa e aggiudicarsi titoli di questa o di quella casa editrice? Non c’è scandalo nè una legge ostativa. Tutto in regola madama la marchesa.
Sotto il profilo etico, morale eccetera la faccenda non è accettabile? Soluzione: modificare le norme, adattandole a superiori ragioni di equilibrio fra i poteri. Forza, modificatele. Non siete in grado, non avete la maggioranza, signori della sinistra? Arrangiatevi. Berlusconi non è piovuto su Palazzo Chigi. Lo hanno votato.»
 
Vittorio Feltri, su Libero del 10 agosto 2005

ci siamo vergognati mercoledì, 10 agosto 2005 alle ore 17:39 | commenti (9) | permalink

 

«Chi e perché ha organizzato e sta organizzando tutto questo? Mi sembra impossibile che si cerchi di costruire sul nulla un castello di fantasie e menzogne come quello che si vede in questi giorni sui quotidiani a proposito di una presunta, del tutto inesistente mia partecipazione ad una scalata a Rcs. Ma gli italiani hanno buon senso e sanno distinguere tra chi vive di intolleranza, di invidia e di odio pescando nel torbido e chi invece è capace di conservare sempre e comunque la sua serenità e il suo equilibrio».
 
Silvio Berlusconi; 9 agosto 2005

ci siamo vergognati martedì, 09 agosto 2005 alle ore 15:56 | commenti (14) | permalink

 

«La democrazia italiana ha già pagato sulla sua pelle la spirale giacobina della giustizia sommaria che ha lasciato dietro di sé solo tragedie e macerie. Da Caselli, poi, non accettiamo lezioni: da procuratore capo di Palermo, mettendo ingiustamente sotto accusa Andreotti, ha cercato di riscrivere la storia d'Italia a colpi di processi ed è stato sconfessato sia dalla giustizia che dalla storia».
 
Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia; 8 agosto 2005

ci siamo vergognati martedì, 09 agosto 2005 alle ore 00:22 | commenti (12) | permalink

 

«Signor direttore, nel suo editoriale di mercoledì scorso, dal titolo "Repubblica, il diavolo e l'acqua santa", Lei non ha mancato di insistere sulla sua convinzione che il centrodestra italiano rappresenti un'anomalia nelle democrazie occidentali per quattro ragioni: il conflitto d'interessi, il monopolio televisivo, le leggi ad personam, la cultura populista.
Permetta al diavolo almeno di replicare. Non certo sulle sue convinzioni che io rispetto, nonostante rivelino una sua personale ostilità che non credo di meritare, quanto sui fatti, o meglio sulla loro manipolazione.
Vengo ai punti specifici della sua requisitoria.
Conflitto di interessi. Non starò a ricordare la genesi della legge che lo regola. Osservo soltanto che si tratta di una legge severa, che affida il controllo ad autorità indipendenti e che è stata approvata definitivamente, dai due rami del Parlamento, soltanto grazie alla determinazione dell'attuale maggioranza.
Rispetto a questa legge non c'è stato atto governativo che sia stato ritenuto illegittimo e dunque volto a favorire i miei interessi, economici o di qualunque altro genere. In assenza di atti ufficiali, fossero pure di semplice natura istruttoria, nessuno è titolato a sostenere la tesi che il governo sia condizionato dal conflitto d'interesse. Farlo equivale a emettere condanna nei confronti di qualcuno prima ancora che si istruisca un processo. Un atteggiamento totalmente illiberale, questo sì, distorsivo dello Stato di diritto.
Monopolio televisivo. Non mi limito ad osservare che l'attuale assetto del mercato radiotelevisivo vede, oltre ad una vastissima presenza di emittenti locali, due grandi protagonisti in competizione aperta tra loro e altri, attualmente con minori ascolti ma con grandi potenzialità di espansione come Sky del gruppo Murdoch e La7 del gruppo Telecom.
Né mi limito a ricordare che il monopolio statale in campo televisivo è stato rotto proprio dall'affermarsi del gruppo che ho fondato, che ha aperto il mercato pubblicitario alle imprese di medie e piccole dimensioni con notevolissimi vantaggi per tutta l'economia ed ha offerto al pubblico maggiore libertà di scelta, tanto che nel referendum del 1995 la maggioranza degli italiani si pronunciò a favore della parità di condizioni tra concorrente pubblico e concorrente privato.
Voglio invece sottolineare il fatto che, in questi anni di governo Berlusconi, l'azienda pubblica, la Rai, ha combattuto ad armi pari con Mediaset, ed ha in molti casi superato in ascolti Mediaset. Non crede che, se fossi stato spinto dai miei interessi imprenditoriali, avrei agito per ottenere l'esatto contrario?
Basta poi guardare i telegiornali e i programmi di approfondimento (compresi quelli di Mediaset) per rendersi conto che non esiste monopolio né controllo sull'informazione da parte del Presidente del Consiglio.
Io e il governo che presiedo siamo oggetto di critiche e di polemiche - sia nei telegiornali della Rai che in quelli delle tv private - più di ogni altro governo che ci ha preceduto. Questo è indubitabile. Al contrario di quanto è capitato e capita al sottoscritto, nessuno tra i politici nostri oppositori ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco a proprio danno.
Leggi cosiddette ad personam. Su questo punto è stata compiuta in questi anni una manipolazione che ha dell'incredibile. E che non ha tenuto alcun conto di un fatto fondamentale. Cioè che il Presidente del Consiglio e altri esponenti del suo partito, sottoposti a processi penali (infondati e per esclusivi motivi politici), non hanno ricevuto alcun beneficio da leggi che, invece, hanno agevolato nei loro diritti di difesa migliaia di cittadini.
Se si esclude la provvisoria sospensione di poche settimane dei procedimenti nei miei confronti seguita all'approvazione del cosiddetto "lodo Maccanico", dal nome dell'esponente del centrosinistra che lo aveva proposto, nessuna legge che ha innovato aspetti importanti della procedura penale ha procurato "vantaggi" giudiziari a me o ad esponenti del mio partito.
Quanto al "lodo", esso è stato cassato dalla Corte Costituzionale non per il merito, ma perché la Corte ha ritenuto che fosse necessaria una legge di natura costituzionale piuttosto che una legge ordinaria. Ma Le ricordo che tutte le forze politiche consideravano, e credo tuttora considerino, assolutamente necessaria una norma che protegga le più alte cariche istituzionali dall'azione penale durante lo svolgimento del loro mandato. Una norma che esiste in quasi tutti i Paesi europei. Dunque si tratterebbe non di una legge ad personam, ma di una legge a tutela delle istituzioni. Tutela necessaria visto il debordante protagonismo di alcuni procuratori della Repubblica che anche in questi giorni stanno occupando la ribalta.
Cultura populista. Qui entriamo nel campo dei puri giudizi politici. Ma anche in questo caso l'accusa mi appare frutto di un atteggiamento di snobismo intellettuale che considero un vizio di certa aristocrazia culturale del nostro Paese. Si è mai chiesto la ragione dell'anomalia tutta italiana nella diffusione dei quotidiani, che sono acquistati da meno di 6 milioni di italiani al giorno? Forse il nostro è un popolo di analfabeti o di indifferenti? O non è forse vero il fatto che l'intellighenzia nazionale è distante anni luce dai problemi che interessano realmente i cittadini?
Non mi stupisce allora che anche Lei consideri populista chi sa parlare ai cittadini con un linguaggio semplice, comprensibile a tutti, e non si rifugia nel gergo elitario, il cui scopo è escludere dalla conoscenza dei fatti e dalla comprensione dei problemi la grande maggioranza degli elettori. Quello che Lei chiama populismo, con qualche, mi consenta, punta di sussiego, io lo considero l'essenza della democrazia. Perché chi governa e chi si occupa della cosa pubblica ha il dovere di far comprendere a tutti il suo pensiero.
Comportarsi diversamente potrebbe far venir meno il suo giudizio tranciante, ma esprimerebbe certamente un'idea della politica e della cittadinanza che risale a prima della conquista del suffragio universale.
Un ultimo punto, e mi scuso per la lunghezza della mia missiva, riguarda la lettera apparsa ieri, su queste stesse colonne, a firma dell'ing. De Benedetti. Prendo nota, con rammarico, del fatto che l'ingegnere, pur essendo persona certo navigata da anni nel duro mondo degli affari, non ha saputo resistere al massacro mediatico, e tutto politico, che investe immediatamente chiunque osi entrare in rapporto con Silvio Berlusconi. Lo capisco, perché io questo massacro ingiusto lo soffro sulla mia pelle quotidianamente da quando ho osato togliere il potere ad una sinistra che si era illusa di avere già vinto.
Non vorrei, Signor direttore, che questa stessa sinistra e che molte persone che la pensano come Lei si illudessero ancora una volta.»
 
Silvio Berlusconi, in una lettera aperta ad Ezio Mauro, direttore de “la Repubblica”; 7 agosto 2005

ci siamo vergognati lunedì, 08 agosto 2005 alle ore 07:53 | commenti (6) | permalink

 

«Il CSM non ha senso di esistere».
 
Roberto Calderoli, ministro delle Riforme; 7 agosto 2005

ci siamo vergognati lunedì, 08 agosto 2005 alle ore 07:45 | commenti (7) | permalink

 

«Gli attentati di Londra dimostrano che se li accogli in casa, riconosci loro tutti i diritti della civile società occidentale, li consideri totalmente integrati, anche se passano generazioni, sono sempre islamici e a un certo momento sentono il richiamo della foresta. Il processo di integrazione, cui alcuni nostri intellettuali ed esponenti del mondo politico vorrebbero convincerci, si traduce nella crescita di serpi in seno, pronte alla strage per far trionfare Maometto. L'attentato di Sharm significa che a casa loro non ci vogliono. L'uccisione di egiziani esibita come attacco all'Islam moderato è una baggianata, perché la presenza di egiziani è stata accettata come rischio e perché la patria dei Fratelli Mussulmani, da cui è nata Al Queda, è ricca di contrasti tra fazioni tutte integraliste, ma in lotta per il potere. Dunque, Londra insegna che a casa non ce li dobbiamo tenere e Sharm che a casa loro non ci vogliono: in tutti i casi ci massacrano e bisogna partire da qui per capire che fare per fronteggiarli.»

Carlo Taormina, su "Libero" del 5 agosto 2005

ci siamo vergognati sabato, 06 agosto 2005 alle ore 08:39 | commenti (11) | permalink